Sopravvivere a Londra

28feb
2013

Un’amica a Londra


Sono a casa per via delle elezioni e ne approfitto per gustarmi sia pizza&Co., sia la compagnia degli amici. Tra questi c’è Giorgia, frizzante neolaureata in Scienze Motorie, aspirante fisioterapista, e fresca reduce del sogno londinese. Curiosa come sono, le ho chiesto di raccontarmi per filo e per segno come sono andati i suoi trenta giorni a Londra. Così ho scoperto che ha dormito in tre diversi ostelli, che ha fatto due colloqui di lavoro e anche un corso di inglese. Va da sé che ho riassunto la nostra lunghissima chiacchierata nelle info che seguono.

OSTELLI

1)      Piccadilly Backpackers. Prenotato prima della partenza e abbandonato dopo due giorni. Costo 12£ a notte  in camerata; internet 50cents/15minuti (manco funzionava). Materassi vecchissimi, bagni non puliti. Abbastanza confortevole la cucina in comune e sicuramente bella la zona. Giudizio (tradotto in domanda esistenziale): “Ma dove accidenti sono finita?!?”

2)      The Green Man Hostel. Costo 11£ a notte, wi-fi gratuito; inclusa nel prezzo la colazione al pub sottostante, gestito dagli stessi ragazzi dell’ostello. Letti e bagni nuovissimi e molto puliti. Unico ma determinante neo: l’assenza di una cucina o quantomeno di un microonde dove poter mangiare un pasto caldo. Giudizio: fantastico, ma dopo una settimana lo stomaco non reggeva più il cibo preconfezionato.

3)      West Two Hostel. Terza e ultima sistemazione, 10£ a notte in camerata da sei. Cucina ben equipaggiata e stanza relax in comune. Però i bagni erano sporchi e, a causa di simpaticissimi guasti del sistema di scarico, costantemente maleodoranti. Giudizio: così così, ma d’altronde se si vuole risparmiare, questi sono i compromessi.

JOB INTERVIEWS. Come da copione, Giorgia ha inviato decine e decine di candidature via internet da ogni sito possibile (The Guardian, Gumtree, Monster…) e ha passato le giornate a consegnare a mano innumerevoli curricula.  Risultato ottenuto: due interviste.

1)      I primi a contattarla sono stati quelli di Yumchaa, catena di locali dove servono e vendono tè (proprio carini).  Giorgia aveva risposto ad un annuncio online e loro l’hanno convocata tramite SMS (evviva il progresso!). Al colloquio c’erano altri cinque candidati. Il manager, un giovane rampante, si è seduto davanti a tutti e ha aperto le danze spiegando la vision aziendale, proseguendo poi con qualche domanda (del genere: Cosa faresti se il cliente lascia il latte nel bricco? Lo butti o lo usi? E via ipotizzando situazioni). Infine, ha dialogato personalmente con ciascun candidato per alcuni minuti. Responso: se fosse stato per la capacità e l’esperienza nel servire a tavoli, Giorgia sarebbe stata assunta. Purtroppo, però, a causa del suo inglese incerto, le sono stati preferiti altri ragazzi. What a pity!

2)      Il secondo colloquio è avvenuto presso un’azienda che vende prodotti porta a porta. Giorgia aveva accompagnato l’amica e i selezionatori, vedendola con in mano il cv, l’hanno invitata a fermarsi e a partecipare (mi ricorda tanto Miss Italia!). La procedura è stata simile alla precedente: presentazione dell’azienda a tutti i candidati e poi giro di domande. L’interview si è conclusa con la promessa che avrebbero telefonato ai papabili, e così hanno fatto. Anche Giorgia è stata richiamata, ma non era proprio nelle sue corde.

CORSO DI INGLESE. Per due settimane, la mia amica ha frequentato un corso di lingua alla Bloomsburg University, una scuola privata con sede vicino a Oxford Street. Il costo a settimana è stato di 243£, inclusa la quota di iscrizione annuale (50£). La classe era costituita da 10/12 persone, tra cui alcuni italiani, e le lezioni erano improntate sul dialogo a gruppi. Tutto sommato, e nonostante la presenza di altri italiani, Giorgia ha riscontrato dei miglioramenti nell’espressione orale e si dice soddisfatta.

Insomma, l’avventura di Giorgia è stata come la cioccolata calda che ci hanno servito ieri mattina al bar:  non è riuscita a regola d’arte, è durata troppo poco, ma ne è valsa sicuramente la pena!

Categorie: Due Conti in TascaJob! Job! Job!un tetto sulla testa

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